Tra le tante definizioni usate da Ettore Guatelli per descrivere la sua raccolta, ricorreva spesso quella di “museo dell’ovvio” o “museo del quotidiano”. Gli oggetti che recuperava ed esponeva non erano pezzi rari o preziosi come quelli dei musei tradizionali, ma cose d’uso comune che ancora oggi conservano l’impronta di chi le ha usate quotidianamente.
Molti musei sono infatti legati a ‘persone’, autori, stili formati nella pratica, che si possono definire in un certo senso artistici poiché in essi sono riconoscibili modalità simili a quelle di altre espressioni artistiche contemporanee.
Il caso del Museo Guatelli ha la sua unicità per essersi sviluppato:
L'allestimento non si basa sulla ricostruzione di ambienti domestici, nè illustra razionalmente i cicli di lavorazione delle produzioni locali.
Si fonda sulla suggestione visiva creata dagli oggetti disposti scenograficamente alle pareti. Attrezzi da lavoro e d'uso sembrano perdere la propria consistenza materica per sublimarsi in uno straordinario "monumento grafico" alla memoria dei ceti sociali più umili.
La collezione stabilisce un patto: l’insieme di oggetti ha senso se riesce a trascendere da sé, per aprire l’orizzonte alle storie e alle vite.